o bloggato. Perché 23 milioni di "cazzi propri" affastellati nella Rete non erano sufficienti.

Eccomi:

Utente: Ura
una lurker che ha dovuto capire cosa fosse il lurking (ammesso che così si dica) per avere un minimo di autocoscienza. E ora mi metto allo scoperto. Fuori corso, di me "qualcuno" dice che stia escogitando dieci modi per non laurearmi mai. La velleità di avere un blog è uno di questi. ************** UPLOAD DOVEROSO ************** Vita impiegatizia, cambio di città, spesso buon vino e buona musica. In attesa di ispirazioni.

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Federico Aldrovandi

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lunedì, 27 aprile 2009
The Perks of Being a Wallflower

Io sono quella sagoma non taggata nelle foto di Facebook.
Mai veramente in primo piano.
Ho sempre pensato di non avere liberamente scelto di essere così, con le mie comparsate nelle trame altrui, accurata scansatrice di ruoli primari.
Invece questa sera, saranno i fiori di Bach e la loro componente di effetto placebo - e con questo non oso assolutamente dire che non abbiano un loro beneficio reale - mi sento nel giusto se sussurro alla me stessa sintonizzata su queste frequenze che io non sono mai stata a mio agio ad essere davanti. Agli occhi della gente, al pubblico scarso delle partite di pallavolo, alla reception di un ufficio - da entrambi i lati -, in primo banco a scuola, in prima fila ad un concerto, nell'entrare in un locale.
Secondogenita, pure.
E mi viene davvero da ridere quando penso a come sarebbe se non ci fossero quelli come noi, Amici sagome non taggate di Facebook - uniamoci! -
Abbiamo una funzione sociale fondamentale: noi scrutiamo a debita distanza, ascoltiamo, riflettiamo, rielaboriamo, ci viene in mente di provarci anche noi ma poi ci ripensiamo, riempiamo le foto altrui di sorrisi o sguardi incazzati, dipende dal mood, e senza di noi le famose trame sarebbero scarse di colori e situazioni, parole e suoni.
Il titolo del post è il titolo, orrendamente tradotto in italiano, di questo bellissimo libro.

passa per la testa di: Ura alle 23:53 | link | commenti (5)(pop-up) | commenti (5)
autoreferenziale, fiori di bach, conosci la poveretta

giovedì, 02 aprile 2009
I medici rassicurano: il Giovane Werther non è in pericolo di vita

Come mi accade di fare una volta alla settimana, in pausa pranzo, di solito al martedì, non perché io sia un' abitudinaria ma piuttosto per evitare crisi isteriche di Bella Friga,  lo scorso martedì sono andata a fare la spesa.
Tra l'altro al supermercato c'è un aggeggino che ti permette di leggere i codici a barre dei prodotti e non serve più fare nemmeno la fila alla cassa. Spari il prezzo, riempi il sacchetto, paghi al terminale elettronico ed esci, senza nemmeno il bisogno di dire buongiorno buonasera a nessuno.
Comunque me ne esco dal supermercato col carrello moderatamente ingombro, arrivo alla mia vetturetta ed inizio a caricare le tre sportine nel bagagliao, quando mi s'avvicina un ragazzo dalla pelle scura, uno di quelli che tira a campare nella nostra Italia vendendo fazzoletti o raccimolando l' euro del carrello. Io nella "sicura" del carrello da un po' di tempo a questa parte inserisco dieci lire che  trovai qualche mese fa già infilate dentro la toppa e mi sembrarono di buon auspicio in questa nuova avventura ferrarese.
Ebbene lui, ragazzo dalla pelle scura, non guarda me, non m' intorta con la storia dei fazzoletti o dell' aiutarmi a riporre la spesa e il carrello per l' euro di mancia - ché non gli andrebbe nemmeno bene, questa volta! - ma si focalizza con interesse sul bagagliaio della mia macchina.
Si deve sapere che dal mese di luglio del 2008 io giro con due scatole piene di libri dentro il piccolo bagagliaio.
Sono quei libri che in casa non hanno trovato ancora un loro spazio ma che non ho potuto non portare con me nel modesto trasloco che ho fatto.
Sono lì e prima o poi ci sarà una bella mensola nuova o un ripiano di legno che li ospiterà. Per il momento stanno a prendere della salubre umidità dentro la macchina.
Ad ogni modo lui guarda i libri, poi me, poi nuovamente i libri ed incuriosito: "Do you work in a library?".
Ma no, figurati, è solo che non ho spazio in casa!
E già dentro di me so che uno di quei libri sarà suo, perché lo desidera, si vede lontano un miglio, e perché se lo merita.
Finisco di sistemare la spesa e poi frugo nelle scatole, scartando quelli che proprio non riesco a regalare.
Infine scelgo: "I dolori del giovane Werther".
Lo so, potevo fare di meglio. Eppure lui, ragazzo dalla pelle scura, è felicissimo.
Lo avverto che se non conosce bene l' italiano il linguaggio potrebbe risultare un po' difficile ma lui , sorridendo, mi assicura che quello che spera è proprio di migliorare la sua conoscenza della lingua.
A questo punto del mio aneddoto vorrei solo dire "Vaffanculo" a molti e anche dire al giovane Werther che tutti i dolori che ha sentito solcare e ferire a morte le profondità del suo animo sturm-und-drang sono delle colossali, gigantesche, letterarie, emerite pippe.
Finalmente ha l'occasione di fare qualcosa di utile, il giovane dàbliU.

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autoreferenziale, conosci la poveretta

martedì, 31 marzo 2009
Biscottino

La mia personale Madeleine di questa sera è stata una sorsata di Martini bianco.
Ognuno ha la Madeleine che si merita.
Potere della memoria di attaccare schegge di cuore ad impulsi di gusto ed olfatto. E lo fa sempre nel modo più agro-dolce che le è possibile, 'sta bastarda.
Estate, Poverette, cerotto sul sopracciglio a causa di uno scontro del medesimo contro uno spigolo del muro di casa, esasperata propensione a storie d'amore (?!) improbabili, io che danzo in mezzo ad energumeni a torso nudo completamente disinteressati a me, una canotta rossa coi teschi bianchi.
Memoria che seleziona alcune scene e ne taglia, inesorabile, altre.
Non regista ma piuttosto addetta al montaggio e di molto schiava del suo gusto e delle sue paturnie.
Io seduta per terra in piazza delle Erbe sopra una cicca mal spenta che mi buca i jeans, io che perdo l'orologio a Sottomarina dopo il bagno notturno in mutande e dopo aver macchiato di vino rosso la mia maglietta preferita, rosa, ed il ritorno a casa in Due Cavalli con la capotta della macchina che all' improvviso si alza con un rombo spaventoso. Seduti dietro c'eravate tu, Ita, e quell'uomo favoloso dai capelli lunghi ondulati e dall'accento dell'est.
E poi una Padova innevata ed irreale alle 5 del mattino, sempre la Due Cavalli ma questa volta percorre la via verso casa avvolta completamente nell'ovatta dei suoni e nella dolcezza dei colori,cullando me e trasportando come miei occasionali compagni una pienezza ed un vuoto che mai forse riuscirò a provare allo stesso modo e nello stesso istante.
Un ringraziamento speciale a Proust ma soprattutto al Martini.

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amarcord

giovedì, 05 marzo 2009
Torna a casa lessico

Da quando son qui ho rotto più tazze, tazzine, bicchieri, ante di armadio che in trent'anni di vita.
E non perché io le abbia gettate dietro a qualcuno, ci tengo a precisarlo.
Semplicemente le sto lavando o aprendo e - tac - si separano bruscamente dalle mie mani in maniera più o meno rovinosa. L'altra sera addirittura ho scardinato un infisso in legno di una finestra per poi "imboressarmi" con il medesimo tra le braccia e non sapere più dove appoggiarlo.

Per tutti i non venetofoni il verbo "imboressarse", di cui non trovo un corrispettivo altrettanto calzante in italiano standard, significa iniziare a ridere a crepapelle, senza che l'intensità e durata del ridere siano in alcun modo commisurate allo stimolo che ha scatenato lo stesso, e stentare a fermarsi. L' imboressamento è spesso accompagnato da lacrimazione e dolore ai muscoli addominali nonché da tipici fenomeni di ricaduta ovvero scoppi improvvisi di risate , a distanza anche di  decine di minuti dalla fase acuta, non appena il pensiero ritorna all' elemento scatenante. L'imboressamento può a volte essere contagioso: la vista di un proprio simile "imboressato" può talvolta indurre ad una condizione di imboressamento, senza che la causa scatenante del primo attacco sia conosciuta o condivisa dal contagiato.

Da quando sono qui ho anche assunto delle strane intonazioni nel pronunciare le frasi, soprattutto le interrogative. Anche le mie vocali spesso si snaturano.
Questa è una cosa che da un lato mi affascina e dall'altro mi terrorizza oltre che creare quel tipico fenomeno dicotomico che detesto e che si potrebbe così riassumere: quando sono a Padova e pronuncio la parola "Bologna" con la o chiusa mi si prende per il culo; quando sono a Ferrara e pronuncio la parola "BolOgna" con la O aperta mi si prende per il culo.
Qualcuno si chiederà: perché non pronunci le O giuste nelle città giuste?
Se avessi la risposta in tasca avrei già messo a tacere tutte le mie paranoie.
E comunque da quando sono qui, in generale - non in particolare, EnrY!-, ho molte ma molte meno paranoie.

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autoreferenziale, wind of change

martedì, 10 febbraio 2009
Di quella volta che Carducci ha vinto e io sono arrivata terza

Facendo una rapida googlata ho scoperto che a molti è accaduto quello che è accaduto a me quando gli è capitato di imbattersi nei trailers de "Il curioso caso di Benjamin Button" : pensare che - cacchio - si tratta della versione cinematografica di quel bellissimo libro letto qualche anno fa. Come si chiamava però il protagonista? Certo: Max Tivoli! Avranno dovuto modificare nomi ed ambientazioni per esigenze holliwoodiane.
Invece poi scopro che il film è tratto da un racconto di Fitzgerald del 1922: ma allora Greer, autore de "Le Confessione di Max Tivoli" ha copiato da Fitzgerald?!
Macché, mica finita qua.
Colpo di scena: lo sceneggiatore di Hollywood non si è ispirato né a Fitzgerald né a Greer ma al romanzo di un' impiegata romana, la quale ha pure deciso di intraprendere azione legale contro la produzione del film.
Ora mi domando: ma l 'anonima autrice romana non si è interrogata sul fatto che ora lei potrebbe essere accusata di plagio? Tipo dai detentori dei diritti editoriali di Fitzgerald?
Ah già ma poi lei potrebbe far causa a Greer.
Già.
Tutto ciò mi ha fatto venire alla mente un episodio bizzarro della mia tarda fanciullezza.
Terza media. Partecipo ad un concorso di poesia e mi dicono che ho vinto il terzo premio.
Cerimonia emozionante e conosco altri ragazzi che hanno partecipato al concorso, tra cui anche il vincitore. Ragazzeto con riccioli neri, carnagione olivastra e spiccato accento dell' est.
Davvero, senza la minima traccia di intenti discriminatori, affermo che senza ombra di dubbio era un ragazzo zingaro. Del resto ce n'erano molti che frequentavano la scuola da noi per periodi più o meno brevi per poi ripartire con la famiglia e le roulotte.
Comunque tutti ammirati ascoltiamo il presentatore che declama i versi scritti da questo ragazzo: incredibilmente belli. Un linguaggio prezioso. Stupefacente.
Una settimana dopo scoppia lo scandalo, come un bubbone: Riccioli Scuri ha fatto fessi tutti quanti e non si è limitato soltanto a copiare una poesia, facendola passare per sua ad un concorso scolastico.
Ha voluto strafare.
Carducci.
Vergogna sui quei poveri Giurati che non hanno riconosciuto i versi del Carducci e concorso sospeso per sempre.
Non c'è una morale della favola.
Avevo partecipato anche all' edizione precedente di quel concorso e vinto il primo premio ma Carducci probabilmente aveva il blocco dello scrittore quell' anno.



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amarcord, memorabilia, autoreferenziale, smanetto lo ammetto

venerdì, 09 gennaio 2009
Ode to my enemies

Evviva la grappa e chi, per diciotto lune, la veglia nel suo morbido invecchiare.
Evviva la settimana corta che inizia sonnecchiosa il mercoledì.
Evviva pure la pizza alle verdure più cipolla. Tanta cipolla, e un po' di peperoncino.
La Leffe poi, non ne parliamo.
Piccoli grandi piaceri della vita.

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inutili, autoreferenziale, mr al cool

sabato, 03 gennaio 2009
Onirica

Galvanizzata dalla chiave di ricerca che oggi ha condotto qui un gentile nuovo amico: "scaricare film pornografici è illegale", frase intrisa di uno dei più classici risvolti della cultura cristiana, il senso di colpa, mi sento quasi pronta a rendervi partecipe dell' infausto sogno che ha popolato il mio riposo notturno.
Nel sogno io ero proprio io, non una me stessa che vedevo agire come altro rispetto a me. Sempre nel medesimo sogno io avevo un male incurabile e, in conseguenza di ciò, forze superiori avevano deciso insindacabilmente che era necessario eliminarmi, prima che ci pensasse il male stesso, con un colpo di pistola.
Io, comprensibilmente, ero terrorizzata dall' idea di dover subire l'esecuzione: una prima volta ho cercato di ricevere il colpo di pistola con rassegnazione, solo che il colpo non è stato fatale. Mi si è conficcato il proiettile nella tempia ma non sono morta.
A quel punto allora, sentendomi stranamente in forze tra me e me ho pensato: "col cazzo che mi faccio sparare addosso ancora" ed è iniziato un inseguimento e altri due boia hanno cercato di ammazzarmi. Evidentemente il mio corpo era resistente agli spari e insomma mi ritrovavo a girare per le strade con ben tre fori d'arma da fuoco, due alla testa e uno al centro del petto, viva e vegeta, seppur di molto angosciata.
A questo punto mi viene un colpo di genio: forse è meglio se me ne torno a casa. Infatti è la cosa più semplice che mi riesce di fare in tutto il sogno: tornare a casa e trovare chi mi aspetta e dirgli certe cose importanti.
Dopo ciò sento bussare alla porta e  ci sono degli uomini in camice accompagnati da mio padre: lì capisco che invece che giustiziarmi con una rivoltella mi faranno una bella iniezione e sarà una dolce morte, la mia.
I dottori però vogliono vedere le mie radiografie e, bizzarramente, le mie radiografie sono dei teli scuri sui quali vedo proiettati dei cartoni animati simili a "Siamo fatti così" e che illustrano la mia malattia. Al che noto che i medici annuiscono con gravità e capisco che, sì, non c'è proprio più niente da fare.
Risveglio ore 02.42, angoscia pesantissima, luce accesa e non c'è nessuno che dorme al mio fianco.
Scendo le scale di fretta e vado a cercare un po' di consolazione.

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autoreferenziale

mercoledì, 10 dicembre 2008
Vi interesserà sicuramente sapere quel che ho fatto stasera

Vorrei che lo spirito di Bergonzoni mi possedesse per una decina di minuti e riuscirei ad intersecare con pennellate linguistiche geniali tutti i pensieri che mi si sono affacciati alla mente in questa serata di relax, di un martedì travestito da lunedì.
Non so se qualcun altro, oggi, ha avuto questa mia stessa sensazione di martedì drag queen.
Sotto la doccia ho concepito un  regalo di Natale a dir poco azzeccato.
Quindi, massaggiandomi la testa con lo shampoo, ho cercato di articolare una riflessione filosofica, fondata su una logica stringente, atta a  dimostrare che Facebook è un mezzo detestabile.
A voi solo la conclusione: Facebook è detestabile. Io lo detesto.
Risciacquandomi, il mio pensiero è andato al testo di una canzone de La Teoria Del Proiettile    e per l'ennesima volta mi sono chiesta da chi fosse stato ispirato, a chi si riferisse quel "...femmina, sorella, figlia di un'idea dispersa tra la terra e il cielo..." e, improvvisa, mi ha colto una illuminazione: si tratta di mia madre.
Colui che l'ha scritta non lo sa ma quel testo parla di mia madre e, dopo questo pensiero, qualcosa mi si è tacitato dentro.
Nel frattempo mi sono accorta che la bottiglia di vino rosso aperta l'altra sera ne conteneva talmente poco che non mi sarei neppure potuta gustare un bicchiere intero e allora ho fatto una cosa alla Rain Man: ho preso due bicchieri e ho diviso il vino rimasto mettendone un po' più da una parte e un po' meno dall'altra. Mezzo bicchiere di vino diviso in due bicchieri, in modo da gustarlo meglio: uno per l' aperitivo e l'altro come accompagnamento della cena.
Il metodo ha funzionato.
Odio fare le classifiche del "Mi piace" e "Non mi piace" però una cosa che mi piace moltissimo è andare da Mel Book con Lui e guardarlo mentre si aggira tra le pile di libri e ne ha già tre in mano e ne piglia pure un quarto e paga con la carta di credito perché il bancomat gli ha fatto il ditone non appena ha provato a digitare il codice.
Adoro guardare le sue dita che si muovono velocissime sulla chitarra mentre, ad occhi chiusi, si dimena in un metro quadro di spazio vitale tra gli effetti, il microfono, la tastiera e il bassista.
Il non mi piace lo dico un'altra volta perché questa sera sono più per il "piace": "Il cuore è un cacciatore solitario" è un libro bellissimo. Carson McCullers, una donna, lo ha scritto nel 1940 all'età di ventitré anni e questo, di per sé, è già assai notevole. E comunque è un libro bellissimo.
Mi piacciono anche i due fogli che sono attaccati con delle calamite al frigo di casa: uno reca la scritta "io sono bella friga", modesta affermazione di quella smorfiosetta Ignis; il secondo illustra il tatuaggio che Lui si farà non appena la recessione in Italia sarà finita.
A dire la verità mi piacciono anche le calamite: una in particolare ritrae un Adamo le cui pudenda sono coperte da una chitarra elettrica. Mah.


Immag006

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domenica, 23 novembre 2008
Le vent nous portera

Intorno a me, oggi, ci sono malesseri di vario genere.
Chi ha bevuto male (non troppo) per cacciar via fantasmi di esistenza pesante, chi ha il cuore sbrindellato da un destino beffardo e cattivo.
Io sono qua in mezzo che, di mio, non starei neppure così male.
C'è una giornata gelida e tersa fuori dalla finestra, con un vento che spazza via nuvoloni neri.
Eppure questo magone non ne se ne va, neppure col vento.

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martedì, 18 novembre 2008
mi è andata una bruschetta nell'occhio

Ho appena avuto la fantastica idea di sminuzzare a mani nude mezzo peperoncino piccantizzimo nella pasta e poi di passarmi le dita dappertutto sulla faccia. E di mangiarmi anche le pelliccine attorno alle unghie.
Un genio con le papille gustative che mi stanno mandando affanculo. Loro.

Chissà con quale chiave di ricerca arrivano, oggi!

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